Contenuto informativo ed educativo. Non è consulenza finanziaria. Le cifre riportate sono esempi di calcolo, non proiezioni di rendimento né risultati attesi. Il trading su strumenti a leva comporta un elevato rischio di perdita del capitale.
Un singolo risultato mensile non dimostra la sostenibilità di una strategia. Il dimensionamento aggressivo può amplificare perdite e rischio di chiusura del conto. L’1,25% in questa guida è un obiettivo illustrativo, non un rendimento verificato o garantito.
Risposta rapida: il protocollo 1.25% punta a un rendimento mensile contenuto sul capitale gestito, ottenuto scalando il numero di conti anziché il rischio per conto. Un target basso riduce il dimensionamento richiesto a ogni operazione e allunga la vita operativa della struttura. Non è una garanzia di rendimento e non azzera il rischio di perdita.
L'errore di partenza: confondere obiettivo e dimensionamento
Chi acquista una challenge da 100.000 € pensando a 10.000 € al mese sta ragionando sull'obiettivo. Ma l'obiettivo determina il dimensionamento, e il dimensionamento determina la probabilità di toccare il limite di perdita prima del target.
Un target del 10% mensile su un conto con perdita massima al 6% richiede un rapporto rischio/rendimento che lascia pochissimo spazio all'errore: bastano poche operazioni contrarie per chiudere il conto. Un target dell'1,25% richiede un dimensionamento molto più contenuto, e con esso una distanza maggiore dalla soglia che chiude tutto.
| Target 10% mensile | Target 1,25% mensile | |
|---|---|---|
| Dimensionamento per operazione | elevato | contenuto |
| Margine di errore prima del limite | minimo | ampio |
| Operazioni sfavorevoli tollerate | poche | molte |
| Ripetibilità nel tempo | bassa | alta |
Cosa deve coprire il rendimento prima di essere rendimento
Una percentuale ha senso solo al netto di ciò che la precede. Su un ciclo coperto le voci da coprire sono quattro:
- Il costo della valutazione, se il ciclo si chiude nello scenario sfavorevole
- Spread e commissioni, su due gambe, in apertura e in chiusura
- Lo swap notturno, che cresce con il tempo di mantenimento
- Lo slippage, da stimare in modo prudenziale
L'1,25% è rendimento solo se resta positivo dopo queste quattro voci. Su capitali piccoli i costi fissi pesano proporzionalmente di più, ed è il motivo per cui la prima fase di scaling ha margini sottili: si opera per costruire una serie storica, non per il risultato del mese.
Lo scaling: si moltiplicano i conti, non il rischio
Per aumentare il risultato assoluto non si alza la percentuale: si allarga la base su cui si applica.
| Fase | Capitale gestito | Rendimento all'1,25% | Prerequisito per passare |
|---|---|---|---|
| 1 | 25.000 € | circa 310 € lordi | una serie di cicli completi, incluso uno sfavorevole |
| 2 | 100.000 € | circa 1.250 € lordi | calibrazione stabile su più cicli consecutivi |
| 3 | 2 × 100.000 € | circa 2.500 € lordi | capacità di gestire due strutture in parallelo |
Cifre lorde e illustrative. Vanno ridotte dei costi elencati sopra e, sui profitti effettivamente incassati, della fiscalità applicabile.
Il vincolo vero non è il capitale, è la capacità di gestione. Due strutture parallele significano due calibrazioni da mantenere, due drawdown da monitorare e due scadenze da rispettare. L'errore più comune nello scaling non è finanziario, è operativo: si aggiungono conti prima di aver reso meccanica la gestione del primo.
Esiste inoltre un tetto esterno: diverse società fissano un massimale di capitale allocabile per trader o per strategia, e superarlo operando la stessa strategia su più conti può far scattare la sospensione.
Quanto si guadagna davvero, al netto di tutto
Il numero che conta non è la percentuale mensile ma quello che arriva sul conto corrente. Tra i due ci sono tre passaggi.
Il profit split. Sul conto funded il trader riceve tipicamente l'80–90% dei profitti, con prelievi a cadenza mensile o bisettimanale. Il resto resta alla società.
I tempi. Tra la maturazione del profitto e l'accredito passano giorni o settimane, e la richiesta è soggetta a verifica.
Le tasse. Il compenso della prop non è una plusvalenza finanziaria — il conto è simulato — e viene ricondotto di norma a redditi diversi, con imposta al 26% nei rapporti transazionali, oppure a redditi di lavoro autonomo se l'attività è abituale e organizzata. I profitti sul conto broker sono invece plusvalenze, e i conti esteri comportano obblighi di monitoraggio. Da verificare con un commercialista.
Un «1,25% al mese» lordo, dopo split, tempi e imposte, è un numero sensibilmente diverso. Chi lo presenta come netto sta saltando tre passaggi.
I limiti di un target contenuto
Un rendimento basso non è gratis. Va detto cosa costa.
- Il tempo di ritorno si allunga. Con margini sottili, recuperare il capitale investito in valutazioni e costi richiede più cicli: nella prima fase il risultato netto può restare vicino a zero per mesi.
- I costi fissi pesano di più. Un allargamento dello spread o uno swap più oneroso del previsto possono azzerare il risultato del mese.
- Richiede continuità. Il vantaggio del target basso è statistico e si manifesta su una serie lunga: chi si ferma dopo pochi cicli non ottiene né il rendimento basso né quello alto, ottiene i costi.
- Non protegge dagli errori di esecuzione. Un rendimento contenuto non riduce slippage, chiusure per margine o errori umani e tecnici: un ciclo eseguito male può cancellare il risultato di molti cicli corretti.
Domande frequenti
Perché non puntare a un rendimento mensile più alto?
Perché il rendimento obiettivo determina il dimensionamento di ogni operazione, e un dimensionamento elevato riduce il numero di operazioni sfavorevoli tollerabili prima di toccare il limite che chiude il conto. Un target contenuto lascia margine di errore.
Quanto si guadagna realmente con una prop firm?
Il rendimento lordo va ridotto del profit split (tipicamente il trader riceve l'80–90%), dei costi di transazione, dell'eventuale fee di valutazione persa e della fiscalità applicabile. La cifra netta è sensibilmente inferiore alla percentuale lorda che viene comunicata.
L'1,25% è un rendimento garantito?
No. È un obiettivo di riferimento usato per dimensionare il rischio, non un risultato atteso né promesso. Il risultato reale dipende dai costi di transazione, dall'esecuzione, dalle condizioni della prop e dagli scenari di mercato incontrati.
Quanto tempo serve per passare da una fase alla successiva?
Il criterio non è temporale ma statistico: serve una serie di cicli completi sufficiente ad aver incontrato anche uno scenario sfavorevole, con calibrazione che ha retto. In pratica si parla di mesi, non di settimane.
Come vengono tassati i payout delle prop firm in Italia?
Le qualificazioni più frequenti sono redditi diversi, con imposta al 26% nei rapporti puramente transazionali, oppure redditi di lavoro autonomo quando l'attività è abituale e organizzata. I conti presso intermediari esteri comportano obblighi di monitoraggio. Va verificato con un professionista abilitato.
Posso gestire più conti contemporaneamente?
Tecnicamente sì, ma ogni conto aggiunge una calibrazione da mantenere e un drawdown da monitorare. Va inoltre verificato il massimale di capitale allocabile per trader previsto dalla società, perché superarlo può comportare la sospensione degli account.
Continua da qui
- Prop vs Broker: il sistema a due conti coi numeri — dove si calibra il rischio per ciclo
- Funded or Refunded — il protocollo applicato alla singola challenge
- Trading matematico: cos'è e come funziona — il quadro generale
Dove questo modello viene applicato
Prop–Broker: i due scenari del ciclo, cosa serve e i limiti, in una pagina.
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